Geografia

L'isola di Procida ha una superficie di 3,7 km² e ricopre interamente l'isola di Procida e il vicino isolotto di Vivara.
Si trova ad una distanza minima dalla terraferma di circa 3,4 km (Canale di Procida).
Le sue coste, in alcune zone basse e sabbiose, altrove a picco sul mare, danno vita a diverse baie e promontori che offrono riparo alla piccola navigazione e hanno permesso la nascita di ben tre porticcioli sui versanti settentrionale, orientale e meridionale dell'isola.
Il centro abitato viene diviso in nove contrade, dette grancìe: Terra Murata, Corricella, Sent'cò con il porto commerciale di Marina Grande, San Leonardo, Santissima Annunziata, Sant'Antuono, Sant'Antonio e Chiaiolella.
L'isola è completamente di origine vulcanica, nata dalle eruzioni di almeno quattro diversi vulcani, oggi completamente spenti e in gran parte sommersi.

Storia

L'attuale nome dell'isola deriva da quello di epoca romana “Prochyta”.
Secondo una prima ipotesi questo nome deriva da Prima Cyme, ovvero "prossima a Cuma", come doveva apparire l'isola ai coloni greci nella migrazione dall'isola d'Ischia a Cuma. Un'altra ipotesi fa derivare il nome dal greco pròkeitai ( πρόκειται ), cioè "giace", in considerazione di come appare l'isola, vista dal mare. Secondo un'altra ipotesi ancora, invece, tale nome deriverebbe dal verbo greco prochyo, in latino profundo: l'isola sarebbe stata infatti profusa, messa fuori, sollevata dal fondo del mare o dalle profondità della Terra.
Recenti ritrovamenti archeologici sulla vicina isola di Vivara (un tempo collegata a Procida) fanno ritenere che l'isola fosse già abitata intorno al XVI - XV secolo a.C., probabilmente da coloni Micenei.
Durante la dominazione romana, Procida divenne sede di ville e di insediamenti sparsi sul territorio; sembra comunque che in questa epoca non esistesse un vero e proprio centro abitato: l'isola fu più probabilmente luogo di villeggiatura dei patrizi romani e di coltura della vite.
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'isola subì le devastazioni dei Vandali e dei Goti; non cadde invece mai in mano longobarda, rimanendo sempre sotto la giurisdizione del duca bizantino di Napoli, nel territorio della Contea di Miseno.
In quest'epoca l'isola cominciava intanto a mutare radicalmente la sua composizione demografica, divenendo luogo di rifugio per le popolazioni in fuga dalle devastazioni dovute all'invasione longobarda prima e, in seguito, alle scorrerie dei pirati Saraceni. In particolare, sembra che l'isola abbia accolto le ultime popolazioni in fuga dal porto di Miseno, distrutto dai Saraceni nell'850.
Mutava radicalmente anche l'aspetto dell'isola: al tipico insediamento "diffuso" di epoca romana faceva posto un borgo fortificato tipico dell'età medievale. La popolazione si rifugiò infatti sul promontorio della Terra, naturalmente difeso da pareti a picco sul mare e in seguito più volte fortificato, mutando così il nome prima in Terra Casata e poi in quello odierno di Terra Murata.
Durante la dominazione di Carlo V a Napoli l'isola fu confiscata all'ultimo Cossa e concessa in feudo alla famiglia dei d'Avalos d'Aquino d'Aragona (1529), fedele alla casa d'Asburgo. Il primo feudatario fu appunto Alfonso d'Avalos.
Continuavano intanto anche in quest'epoca le scorrerie dei pirati saraceni, accentuate ulteriormente dalla lotta tra gli Ottomani e l'impero spagnolo. Molto documentata e cruenta in particolare fu l'incursione del 1534, ad opera del pirata Khayr al-Din, detto il Barbarossa, conclusasi con devastazioni e con un gran numero di Procidani deportati come schiavi, e che volle poi ripetere l'impresa nel 1544.
Testimonianze di questo periodo sono le torri di avvistamento sul mare, diventate in seguito il simbolo dell'isola, una seconda cinta muraria attorno al borgo della Terra Murata e l'inizio della costruzione del Castello D'Avalos (1563), ad opera degli architetti Giovan Battista Cavagna e Benvenuto Tortelli. Un miglioramento delle condizioni di vita nell'isola si ebbe tuttavia solo dopo la battaglia di Lepanto che ridusse di molto le attività della marina ottomana nel Mediterraneo occidentale, permettendo, finalmente, la nascita nell'isola di un'economia legata alla marineria.
Con l'avvento dei Borbone nel Regno di Napoli, nel 1734, si aveva intanto un ulteriore miglioramento delle condizioni socio-economiche dell'isola, dovuto anche all'estinzione della feudalità nel 1744 per opera di Carlo III, che inserì Procida tra i beni allodiali della corona, facendone una sua riserva di caccia.
Nel 1799 Procida prende parte alle sommosse che portano alla proclamazione della Repubblica Napoletana; con il ritorno dei Borbone, pochi mesi dopo, dodici Procidani, tra i più influenti e in vista dell'isola, vengono impiccati per questo nella stessa piazza dove era stato issato l'albero della libertà (Piazza dei Martiri).
Anche per questi motivi, nel 1860 la caduta dei Borbone e l'unificazione italiana vengono accolte favorevolmente dalla popolazione.
Il XX secolo vede la crisi irreversibile della cantieristica procidana, sotto la concorrenza dei grandi agglomerati industriali: l'ultimo grande brigantino procidano viene varato nel 1891.
Nel 1907 inoltre, Procida perde il suo territorio di terraferma, che diventa un comune autonomo denominato Monte di Procida.
Nel 1957 l'isola viene raggiunta dal primo acquedotto sottomarino d'Europa, mentre negli ultimi decenni, la popolazione, fino agli anni trenta decrescente, comincia lentamente a risalire.
L'economia rimane in gran parte legata alla marineria accanto alla crescita, negli ultimi anni, dell'industria turistica.

Turismo

Sebbene in forte calo, la marineria rimane ancora uno dei maggiori settori di occupazione ma negli ultimi anni si è cercato di favorire lo sviluppo dell'industria turistica, con discreti risultati. Le bellezze che questo posto offre, sia dal punto di vista naturalistico che storico, stanno finalmente venendo alla ribalta e all’attenzione di un pubblico soprattutto straniero. Proprio nella stagione estiva 2017 si è assistito ad un vero e proprio boom di turisti stranieri, che hanno scelto un tipo di vacanza alternativa rispetto ad altre mete come Capri, Ischia, Costiera Amalfitana o Sorrentina. Una vacanza caratterizzata da ritmi totalmente diversi, in cui prevale il piacere di godersi un periodo di relax ma anche un’esperienza ricca di cultura durante la quale si può godere delle tante attrazioni storiche e folkloristiche che appartengono a Procida. Valorizzare questo aspetto dell’isola è uno degli obiettivi di questo portale, in cui si cerca di mettere in risalto luoghi, storie, cultura e tradizioni, oltre ovviamente le bellezze legate al mare e alla natura. Di riflesso, si spera che questo interesse fortemente in crescita, possa portare anche un aumento dal punto di vista economico a tutte le attività presenti sul territorio. Tutti segnali positivi che fanno ben sperare per la prossima stagione estiva e di questo Procida Reserve si farà portavoce, fungedo da cassa di risonanza attraverso un lavoro di propaganda, sfruttando al massimo il potenziale delle piattaforme social.

Letteratura e Cinema

Nella letteratura volgare, Procida diviene la scena della sesta novella della quinta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, in cui, sullo sfondo della guerra del Vespro, si narra l'amore di Gian da Procida, nipote di Giovanni da Procida, per la giovane Restituta.
Ancora più recente è il romanzo Graziella scritto da Alphonse de Lamartine, (del quale ne è stato tratto l'omonimo film nel 1955), venuto a Procida dalla Borgogna nella prima metà del XIX secolo. Nel XX secolo è invece celebre L'isola di Arturo ( 1957 ), una delle maggiori opere di Elsa Morante, scrittrice alla quale è inoltre dedicato un premio letterario, assegnato nell'isola da diversi anni.
Passando al cinema, Procida è stata scelta come set cinematografico per un grande numero di film, soprattutto per i suoi panorami e la sua architettura tipica mediterranea: tra questi si possono citare, come esempi, Il postino, con Philippe Noiret e Massimo Troisi, e Il talento di Mr. Ripley, con Matt Damon. Il Castello D'Avalos fornisce invece l'ambientazione per il carcere del film drammatico Detenuto in attesa di giudizio, con Alberto Sordi. Nel 2002 nasce il Procida Film Festival, ufficializzato poi nel 2013, dall’iniziativa di un gruppo di giovani appassionati di cinema, capitanati da Fabrizio Borgogna, giovane assessore e fondatore del progetto.

Folklore e Tradizioni

Procida è ricca di eventi legati alla tradizione ma anche di manifestazioni più moderne che esaltano la voglia degli abitanti di vivere momenti di condivisioni attraverso la cultura, la storia, fede e il divertimento. Sono proprio le manifestazioni religiose le più seguite, in particolare quelle legate al periodo della Settimana Santa prima di Pasqua; molto suggestive, tra queste, la Processione degli Apostoli
del Giovedì Santo e la Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Le origini del rito risalirebbero alla fine del XVI secolo, organizzata dalla Confraternita dei Turchini (fondata nel 1629 dai Gesuiti) fin dalla seconda metà del Seicento, periodo dal quale trae i suoi caratteri principali. Chiude la processione la statua del Cristo morto opera dello scultore napoletano Carmine Lantriceni.
Diverse sono le associazioni impegnate nella preparazione di questi eventi, ricordiamo L’isola Dei Misteri e i Ragazzi dei Misteri, costituite da molti giovani che riescono a coinvolgere l’intera comunità isolana.
Eventi invece come la Festa del Vino, organizzato dall’associazione ProcidaÈ, riguardano appuntamenti legati alla gastronomia, in cui
si esaltano i sapori dell’isola, con degustazione di piatti tipici locali, spettacoli, musica e naturalmente, tanto buon vino. Alla manifestazione partecipano numerosi bar, pasticcerie e ristoranti dell’isola, pronti ad offrire i loro ottimi prodotti.
Molti sono gli eventi invece legati al mondo della cultura, della musica, del cinema; Procida Cinefest, Premio Letterario Elsa Morante, Fiera Del Libro, Corricella in Jazz, Procida Film Festival. Tutte manifestazione che soprattutto negli ultimi anni hanno visto aumentare la presenza di personaggi importanti che partecipano attivamente e contribuiscono ad accrescere l’interesse e l’attenzione che ruota attorno a questi eventi. Tante altre associazioni sono impegnate ad organizzare avvenimenti, incontri e spettacoli.
Per finire vanno rammentate anche le associazioni che invece abbracciano il mondo dell’artigianato e degli hobbisti, a cui noi abbiamo dedicato proprio una sezione di questo portale, promuovendo un progetto di Procida Reserve, HEARTS, volto proprio a valorizzare il potenziale artistico e creativo che un territorio come Procida riesce ad esprimere attraverso creazioni artigianali; risultato di persone che sentono il bisogno di esprimere le proprie emozioni attraverso la manualità e la loro capacità di realizzare prodotti interamente artigianali.

Gastronomia

Nella cucina procidana fanno da padrone i prodotti della terra (in particolare carciofi e limoni) e del mare. Il limone procidano ha la particolarità di essere molto grande, poco acre e con l'albedo (la parte bianca compresa tra la buccia e la polpa) molto sviluppata. Uno dei piatti più particolari in cui viene utilizzato questo prodotto è la tradizionale insalata di limoni, fatta con limoni di Procida a tocchetti, aglio, olio, peperoncino, sale e menta. Ottima anche la produzione del classico limoncello.
Molto particolare anche la pasta detta pescatora povera, nella quale si utilizzano peperoncini verdi fritti ed alici. Inoltre, troviamo: Spaghetti ai ricci, paccheri totani e peperoni verdi, coniglio alla procidana, seppie ripiene, luveri al sale; insomma, la cucina è veramente ricca di pietanze.
Tra i dolci della tradizione troviamo il casatiello dolce, una sorta di ciambella tipicamente pasquale lievitata con il lievito madre solitamente utilizzato per il pane. Più moderna invece è la lingua, un dolce composto da pasta sfoglia ripiena di crema pasticciera e ricoperto di zucchero.